Giovedì 19 Novembre 2015 08:00

Mi sento davvero tanto piccola e vorrei rendervi partecipi di ciò che mi è successo, forse così riuscirò a sentirmi meglio... forse!!!
Sono mamma di un ragazzo che gioca a calcio e, in tutta onesta, ho cercato di fargli scegliere un altro sport perchè, in cuor mio sapevo, che questa sua scelta avrebbe tirato fuori la parte più brutta di me! Ahi me!!!
Lui ha scelto il calcio e, non sapendo neppure tenere la palla ai piedi, ha cominciato a giocare.
E come prospettato non è iniziato solo la sua di partita ma è iniziata anche la mia, la nostra...

Negli allenamenti, davanti alla rete durante la partita, nei tornei tutto è iniziato con un bel momento, prima vittoria tutti amici si esce a mangiare la pizza: è giusto fare calcio, serve per fare aggregazione, deve imparare a stare con gli altri, deve arrangiarsi un po' da solo... il problema è che mio figlio sa bene qual'è il suo posto... sono io genitore che non ho ancora ben capito dove stare... prima sconfitta... ci può stare. Seconda sconfitta... eh insomma!!! e le sconfitte, si sa, non piacciono a nessuno sopratutto ai genitori.
Pertanto dopo cinque anni di partite, litigate, sconfitte, vittorie, cambi di allenatore, entrate e uscite di nuovi ragazzi, sabato pomeriggio davanti a due squadre di ragazzini di 12 anni stretti in un abbraccio con un silenzio spettrale (aiutato anche dalla nebbia!!) per ricordare le vittime degli attentati di Parigi mi sono fermata a riflettere e mi sono detta... davvero basta così poco per farti sentire piccola piccola!!!... e per farti riflettere su come sia possibile che per una partita, per una vittoria, per un gol siamo pronti a perdere di vista l'obbiettivo FARE SPORT e non VINCERE PER FORZA...
Dovremmo imparare dai nostri figli che con molta umiltà sono pronti ad allenarsi sotto l'acqua, con il vento, cadono, si rialzano e ricominciano da capo, accettano le critiche, piangono per una sconfitta... il tutto per farci contenti e noi... cosa gli offriamo in cambio?
Un brutto spettacolo come quello che diamo sugli spalti pronti a litigare per un rigore non concesso o per un gol mancato...
Chiedo scusa pertanto a mio figlio, alla mia famiglia e a tutti i miei amici per aver perso di vista l'obbiettivo e ringrazio mio figlio che, ancora una volta insieme alla sua squadra, mi ha aiutato a ritrovarlo.

                                                                                                             Una mamma "ultrà"

 
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